giovedì 23 giugno 2011

Qualche volta ritornano.
Per un saluto, un “in bocca al lupo”, una parentesi lunga anni e poi un punto.
E a capo. E poche parole scritte un giorno importante, e ancora, e poi non vedi l’ora, e non è più tempo. Di parlare, di scusarsi, di leggere lettere e annusare profumi. Non è più tempo di sfogliare pagine piangendo su un passato che è ancora presente. Non è più tempo.

È arrivato il momento di preparare un altro scatolone. Forse meno doloroso del primo.
È arrivato il momento di soffocare emozioni con del nastro adesivo. Farò dei buchi, forse, per farle respirare. Ciò che non riesci a fare tu, delegalo a qualcun altro. Bene. Ho buttato fogli senza stracciarli o accartocciarli. Così, interi. Delegherò ad altri il compito di farli a pezzi. E ho conservato libri, foto e appunti che non ho il coraggio di eliminare. Credo di avere paura di dimenticare.  Credo di aver paura di ricordare. Credo di aver paura di desiderare. E credo di non potermi arrogare il diritto di averne. Passiamo la maggior parte della nostra vita a ricordare o  a desiderare. Passo la maggior parte della mia vita ad avere paura.


E quando vedo le mie emozioni staccarsi dalla parete come scotch vecchio penso che potrebbe cadere tutto, da un momento all’altro. tutto ciò in cui ho creduto, che ho scritto, che ho vissuto, tutto quello che con un tocco ho appiccicato lì, su uno sfondo beige, potrebbe staccarsi.

                                                                  Aspetto emozioni da colla speciale.

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