Pensavo ai trampolini. Al guardare giù e dire “no, no, io
scendo.”
Pensavo che io ho sempre avuto paura di saltarci, anche da quelli bassi della piscina di Saronno.
Pensavo che nemmeno salgo sugli scivoli, io.
E poi pensavo che non è stata per niente male la gita al parco acquatico, l’altra sera.
Pensavo che io ho sempre avuto paura di saltarci, anche da quelli bassi della piscina di Saronno.
Pensavo che nemmeno salgo sugli scivoli, io.
E poi pensavo che non è stata per niente male la gita al parco acquatico, l’altra sera.
Pensavo che Federica Pellegrini quando non nuota sa essere
un’amica che ti costringe a studiare per ore, e guai se ti distrai.
Pensavo che scoprire mentre asciughi dei bicchieri che certe
persone non le vedrai più perché la vita ha deciso così, non è il migliore dei
modi.
Pensavo che i silenzi mi piacciono solo dopo il lavoro, la
discoteca, dopo le urla di mamma.
Non dopo una porta sbattuta e un messaggio di rabbia.
Non dopo una porta sbattuta e un messaggio di rabbia.
Pensavo che mi ha chiesto “tu stai scrivendo, vero?” e in
quel momento ho pensato che non l’ho mai fatto per davvero.
E i miei sogni, e tutto il resto.
Pensavo che non dovrei più assillarti in continuazione con
le mie stupidate, e che forse dovrei dirtelo, che l’altra sera sono stata bene,
nonostante noi non ci prendiamo mai sul serio.
E poi pensavo che sei stato il primo a dirmi “non voglio
conoscerti in questo modo”, e che quindi
non leggerai una parola di quello che ho scritto.
E mi solleva tutto ciò.
E mi solleva tutto ciò.
E poi il mio capitano ha appena fatto un goal. E torno a
pensare alla vita che non la smette mai.
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