venerdì 18 maggio 2012

in ritardo, come sempre.


Pensavo ai trampolini. Al guardare giù e dire “no, no, io scendo.”
Pensavo che io ho sempre avuto paura di saltarci, anche da quelli bassi della piscina di Saronno.
Pensavo che nemmeno salgo sugli scivoli, io.
E poi pensavo che non è stata per niente male la gita al parco acquatico, l’altra sera.
Pensavo che Federica Pellegrini quando non nuota sa essere un’amica che ti costringe a studiare per ore, e guai se ti distrai.
Pensavo che scoprire mentre asciughi dei bicchieri che certe persone non le vedrai più perché la vita ha deciso così, non è il migliore dei modi.
Pensavo che i silenzi mi piacciono solo dopo il lavoro, la discoteca, dopo le urla di mamma.
Non dopo una porta sbattuta e un messaggio di rabbia.
Pensavo che mi ha chiesto “tu stai scrivendo, vero?” e in quel momento ho pensato che non l’ho mai fatto per  davvero.
E i miei sogni, e tutto il resto.
Pensavo che non dovrei più assillarti in continuazione con le mie stupidate, e che forse dovrei dirtelo, che l’altra sera sono stata bene, nonostante noi non ci prendiamo mai sul serio.
E poi pensavo che sei stato il primo a dirmi “non voglio conoscerti in questo  modo”, e che quindi non leggerai una parola di quello che ho scritto.
E mi solleva tutto ciò.
E poi il mio capitano ha appena fatto un goal. E torno a pensare alla vita che non la smette mai.

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