I fuochi d’artificio sono sempre il termine di qualcosa.
Stanno lì, pronti a ricordarti che qualcosa sta finendo.
Stanno lì, pronti a ricorarti che qualcosa sta iniziando.
E non importa se si tratta di un nuovo anno scolastico, o di
una storia d’amore, di un nuovo lavoro o chissà.
L’importante è che quando guardi quel cielo, seduta su un
prato sintetico, in mezzo a tutte quelle persone, tu sappia che quella è una
fine. Che quello è un inizio.
E non saranno gli esami a farci allontanare. Non sarà l’amore,
non sarà la rabbia.
Comunque vada noi ci ritroveremo lì, dopo quei fuochi d’artificio,
a parlare del tempo che passa, e a sperare di essere lì anche l’anno prossimo.
E io vorrei tornarci per sempre su quelle panchine. A parlare
di esami, di amori, di vacanze, di figli, di lavoro.
Voglio sentirvi chiamare ‘zii’ e rincorrerli per tutto l’oratorio
mentre corrono come pazzi.
Voglio risedermi su quelle gambe senza il timore di sentirmi
fuori luogo, criticata, guardata male.
Voglio appoggiarmi ancora alla tua spalla quando sono
stanca, triste, felice. Quando piango e quando rido.
Voglio abbracciarti quando ne avrò più voglia, dirti cose
sceme che ti fanno sempre ridere, chiamarti ‘nano’ anche quando avrò ‘le rughe
e le occhiaie’.
E voglio che tu in me vedrai sempre la solita scema dell’asilo.
Voglio avervi sempre così.
[Tutto passa e tutto cambia ma
niente ci dividerà,
nessuno ci dividerà]
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